Caro Direttore,

dopo aver visto i grandi cambiamenti per quanto riguarda la Legge di Cittadinanza Iure Sanguinis che ha decretato e presentato al Parlamento l’attuale governo italiano, per me, diventa molto difficile dare opinioni. Sono italiano di nascita, sono italiano di spirito, sono italiano da ogni parte umana possibile, anche se amo profondamente il paese dove abito, un paese che mi ha dato tutto ció che ho costruito nella mia vita, figli, nipoti e famiglia.

Gli argomenti che qui espongo sono di indole personale e sono basati sulla mia partecipazione, ininterrotta dal 1970, nel giornalismo d’emigrazione che ho realizzato con innumerevoli mezzi stampa fino a GENTE D’ITALIA, la mia casa giá da molto tempo.

Per un italiano in patria, noi emigranti, siamo stati sempre un foruncolo, un problema da risolvere o, direttamente, la storia di persone che sono scappate da guerre, da crisi, dalla povertá per “FARE L’AMERICA”, aldilá del fatto che l’Italia esporta gente da millenni.

Essendo un emigrante, la prospettiva é sempre doppia, dato che abbiamo 59 milioni di italiani residenti in patria (senza contare gli extracomunitari ecc) e circa 7 milioni di “cittadini italiani” all’estero (lo dico tra virgolette perché quasi nessuno é nato in Italia). É vero anche che, sul territorio italiano ci saranno cittadini italiani non nati in Italia, ma pagano le tasse (o almeno dovrebbero pagarle!). Qui nascono le due prospettive, le due visioni antagoniche, ma ognuna con argomenti solidi.

NATI O NON NATI IN ITALIA

Per un emigrante o per un rappresentante della nostra Emigrazione in Parlamento, é abbastanza ovvio che l’opinione su questa legge é negativa. Il nuovo provvedimento, aldilá che, non si sa per quanto tempo rimarranno in un ulteriore stand-by le pratiche, mette un freno durissimo sulla discendenza e piazza un manto di dubbi sui perché, negli ultimi 30-40 anni, l’esplosione di richieste di cittadinanza, ha messo in tilt tutte le strutture consolari italiane nel mondo, trasversalmente ai governi di turno. Il grande boom, nasceva attorno alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso, specialmente in America Latina, il continennte dove noi viviamo, per via di due grandi fattori: politici ed economici.

Politico, perché le dittature del piano CONDOR avevano iniziato una faida di persone di sinistra senza che importasse che origini avessero. Economico, perché questi milioni di persone di sinistra, erano in pericolo di morte, avevano perso il loro lavoro o parte delle loro famiglie nel mezzo di una guerra “non aperta” ma non velata di queste dittature militari dei famigerati Videla, Pinochet o specialmente in Argentina, Brasile, ma anche Cile, Uruguay o, piú tardi, Venezuela.

IL PIANO CONDOR

La prima e piú lunga dittatura sudamericana fu quella del Brasile, nata con Humberto de Alencar Castelo Branco e conclusa con l’ultimo dittatore, il Generale João Baptista Figueiredo, ma, negli anni 70, ci fu una vera e propria pandemia, ovviamente coordinata e aiutata dagli USA di Kissinger a chi, pensate un po’, fu dato il Nobel della Pace (anche se poi glielo vollero togliere). Nacquero i Pinochet, Goyo Álvarez, Videla ecc. che si organizzarono per eliminare qualsiasi traccia di comunismo, senza capire che, tanti anni dopo, sarebbe stato  uno stigma quasi indelebile per qualsiasi persona che porti una divisa!

Il grande flusso di richieste di cittadinanza, é vero che si é verificato in democrazia, ma é anche vero che, tutti questi paesi, colpiti dalla pandemia dittatoriale, si trovavano in crisi economiche terribili. Non c’era lavoro ne speranza per tanti discendenti di europei, ma, soprattutto, italiani. E allora, perché non accedere a una “facile” cittadinanza? Non solo perché la discendenza italiana in vari paesi é massiva e in certi casi significa la metá della popolazione, ma anche per la morbida legge di cittadinanza italiana Iure Sanguinis, molto adatta per discendenze di massa.  Questi due grandi argomenti fecero si che, da una parte, molti governi democratici del mondo, specialmente d’Europa, accogliessero migliaia di rifugiati politici, ma tante centinaia di migliaia di persone, che non potevano entrare ovunque senza un visto o un permesso di soggiorno, scelsero di attivare i propri antenati per cercare un rifugio legale. Nel giro di un anno, cominciarono lunghe code davanti a tutti i consolati di: Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Colombia, Ecuador o Perú. I primi 4 paesi sono andati subito in tilt, specialmente Argentina, Uruguay e Brasile, dove la discendenza italiana é straordinaria, ma, senza dubbio il problema fu a livello continentale. Ricordo che, giá nei primi anni del XXI secolo, la RAI mi mandó a fare un rilevamento globale con interviste a raffica e visitai i consolati italiani di: Montevideo, Buenos Aires, Cordoba, Mendoza, Bahia Blanca, Rosario, Mar del Plata, Sao Paulo, Rio de Janeiro, Curitiba, Porto Alegre, Belo Horizonte, Santiago, Lima, Caracas e Quito.Era un caos assoluto e il MAE aveva inventato persino tombole virtuali che avevano per premio, un appuntamento per presentare le pratiche.

Ricordo che, a San Paolo, la Presidente del COMITES dell’epoca Rita Blasioli, alla mia domanda “quanto tempo impiegherebbero il Consolato di San Paolo se tutti i discendenti di italiani decidessero di farsi la cittadinanza italiana?”…..Prese una calcolatrice e mi disse: “Secondo i miei calcoli, impiegherebbero circa 1400 anni!”. Lo stato di San Paolo ha oggi quasi 45 milioni di abitanti e di questi, oltre 15 milioni sono discendenti di italiani.

Entrando nell’argomento CITTADINANZA, vediamo che, secondo dati non del tutto attendibili ma approssimativi che ho raccolto, quasi l’80% di tutte le cittadinanze concesse dal 1990 ad oggi, sono state concesse a persone che non solo non parlano una parola d’italiano, ma non avevano mai visitato l’Italia. Secondo cifre ufficiali, l’AIRE registrava, nel 1990, 926.000 iscritti, oggi, senza cifre ufficiali, stiamo attorno agli 8 milioni, ossia che, in 35 anni, il numero si é moltiplicato per 8. Ma le strutture consolari, sono aumentate 8 volte? Assolutamente no, anzi, l’assimetria esistente tra categorie consolari, fa davvero paura. Come puó essere che, a Bahia Blanca (Argentina), dove risiedono 75.000 italiani ci sia un Consolato Generale e a Montevideo, con 150.000 italiani, abbiamo appena una Cancelleria Consolare? Lo stesso puó valere per Santiago del Cile! Quando feci la visita a Santiago per la RAI, l’allora Console Pasquale Centracchio, che fu anche Console a Montevideo, aveva, nella sua Cancelleria Consolare, 6 impiegati che registrai con la telecamera, per 55.000 cittadini italiani! Se questa é organizzazione!?

I dati sono relativamente chiari. Di questi milioni di nuovi cittadini italiani in tutto il mondo ma, specialmente, in America Latina, se ne troviamo un 5% che parlano italiano come un italiano in patria, sarei ottimista. Sappiamo che le leggi non sono GIUSTE al 100% e sappiamo che tantissimi discendenti sentono il tricolore nel cuore e tifano per la loro Nazionale e per gli Azzurri….. ma quanti? E quanti hanno acquisito la cittadinanza per convenienza? Dagli anni ‘90 fino ad oggi, abbiamo visto tanti connazionali e non, che hanno creato un vero e proprio business da milioni di Euro-anno e non stiamo parlando di impiegati di patronati o di quelle poche migliaia di discendenti che difendono il nostro paese nelle associazioni che, purtroppo, oggi sono in coma, ma di veri e propri delinquenti che hanno creato un giro d’affari con avvocati locali, italiani, mazzette e persino corsi di come trovare un numero per 1 appuntamento o persino spedire soldi a impiegati italiani. É proprio qui che nasce lo spartiacqua. Non possiamo sostenere che tutti i discendenti di italiani sono dei delinquenti e non possiamo neanche dire che tutti i discendenti di italiani vogliono essere nostri connazionali perché preferiscono una FIAT ad una Wolsfwagen. Quindi, anche se, come italiano all’estero, ho il dovere di fare il meglio per rappresentare il mio paese, devo anche difendere i diritti di una legge. Credo che, a questo punto, dobbiamo anche affermare che LO STATO ITALIANO é stato assolutamente incapace, di risolvere una situazione con precisione, con misure giuste che abbiano potuto castigare i delinquenti e non far pagare i piatti rotti a coloro che amano il nostro paese.

 

STEFANO CASINI